Altri ceroplasti : il cervello accolto nel cranio di un uomo di colore

Altri ceroplasti : il cervello accolto nel cranio di un uomo di colore

Altri ceroplasti

P.Sandri, "Busto in cera del Bottaro"Un’approfondita ricerca archivistica ha permesso di ricostruire l’operato di ceroplasti minori che svolsero la loro attività presso il Gabinetto di Anatomia Umana. Purtroppo, per alcuni di essi, l’attività al Museo bolognese resta documentata solo sulla carta non essendo stato possibile effettuare delle attribuzioni certe.
Primo tra questi, in ordine cronologico, è Giovan Battista Manfredini (Bologna, 1742-1829) che lavorò sotto la direzione del prof. Carlo Mondini sostituendo la defunta Anna Morandi. Egli aveva iniziato la sua attività a Modena presso la Clinica ostetrica, dove sono tutt’oggi conservati 52 suoi modelli, operando altresì sotto la direzione di Antonio Scarpa, professore di Anatomia dell’Ateneo modenese. Passò quindi a Padova ove realizzò 60 modelli per Luigi Calza, titolare della cattedra di Ostetricia. Per il Gabinetto bolognese egli eseguì alcuni preparati dimostranti “il sistema dei visceri, vasi e nervi di grandezza naturale”. Queste cere erano parte di un programma poliennale che prevedeva la realizzazione di varie preparazioni di tronchi umani, ognuno dei quali corredato da quattro tavole esplicative. Il progetto fu continuato da Alessandro Barbieri (Bologna, 1744-1807). Egli aveva iniziato collaborando con il Manfredini nelle preparazioni “delle parti dell’occhio interno ed esterno, della generazione dell’uomo e della donna e di diverse altre tavole di feti” per il dott. Sartori di Mantova. Divenuto modellatore ufficiale del Gabinetto di Ostetricia di Bologna, plasmò in cera un’intera suppellettile ostetrica a sostituzione di quella antica in terracotta e stucco. Per il cosiddetto “Gabinetto dei Parti” progettò la realizzazione di nove statue muliebri in cera ma al suo progetto, giudicato troppo ambizioso, fu preferito quello meno costoso del modellatore Pietro Sandri (Bologna, 1789). Quest’ultimo realizzò nel 1815 “una statua di cera con sette serie di pezzi aggiunti per indicare lo stato di gravidanza dal terzo sino al nono mese”. Allo stesso ceroplasta fu commissionata una serie di cere raffiguranti l’apparato genitale femminile ma egli, assunto come modellatore all’Università di Padova, portò con sé le “preparazioni delle parti generative femminili” restituendo la somma che gli era stata anticipata dal Gabinetto di Ostetricia di Bologna. Il museo accoglie il busto in cera di un acromegalico denominato il “Bottaro”. A questi tre ceroplasti, cui non è stato possibile attribuire con certezza alcun manufatto tra quelli conservati al Museo, fecero seguito i più famosi Giuseppe Astorri e Cesare Bettini.
Oltre ai ceroplasti le fonti ricordano anche i medici incisori che erano soliti realizzare preparati, per lo più a secco, delle parti elaborate nella pratica settoria. Tra essi vi fu Domenico Pantoli nominato incisore nel 1803 e Giovan Battista Quadri nominato nel 1805 che si dedicò alla realizzazione di preparati a secco riguardanti il decorso di alcuni nervi cranici ed eseguì pregevoli iniezioni in cera per il Gabinetto di Anatomia Patologica.
Infine Leonida Berti, dissettore dal 1841, cui è attribuibile il preparato in scagliola colorata che mostra “il cervello accolto nel cranio di un uomo di colore”, unico preparato firmato e datato.


L.Berti, “Cervello di un uomo di colore”


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