Clemente Susini (1757 1814)

C.Susini, "Venerina" - Click per ingrandireClemente Michelangelo Susini fece il suo ingresso ufficiale nell’officina ceroplastica della Specola di Firenze nel 1773, divenendo presto il primo modellatore nell’atelier del maestro Felice Fontana, fondatore della scuola di anatomia plastica fiorentina.
La sua fama si affermò alcuni anni dopo, quando accettò la commissione di Giuseppe II d’Austria che desiderava avere a Vienna una collezione completa di preparati anatomici in cera. L’imperatore, fratello di Leopoldo II Granduca di Toscana, visitò il Museo della Specola nel 1780, rimanendo profondamente colpito dalle cere anatomiche e dall’utilità che esse potevano avere negli studi medici. Il lavoro per la commissione imperiale iniziò nel 1781 presso l’officina approntata nella casa di Felice Fontana, sotto la consulenza scientifica del medico Paolo Mascagni. La collezione, che constava di circa ottocento pezzi, fu ultimata nel 1786. Le fonti annotano con meraviglia e stupore come i preparati valicarono le Alpi a dorso di mulo, oscillando nelle gerle. Alcuni si ruppero poiché il freddo implacabile faceva spezzare la cera come se si trattasse di porcellana. Tra l’ammirazione generale le cere furono esposte allo Josephinum di Vienna, dove si trovano tuttora. Questa impresa di carattere europeo fece sì che il nome del Susini come abile modellatore si diffondesse tra i chirurghi e anatomici, procurandogli numerose commissioni.
Artista di notevole talento e con spiccate capacità organizzative, Susini riuscì a trasformare la pratica artigianale dell’arte ceroplastica in un procedimento capace di riprodurre in infinite varianti i prototipi. In base a questa tecnica particolarissima i prodotti del suo laboratorio furono venduti su larga scala a molte università e musei di città italiane e straniere, tra cui Torino, Pavia, Genova, Pisa, Siena, Perugia, Cagliari, Montpellier, Losanna, il Cairo e Vienna. Anche il Museo di Bologna venne in possesso di preparati del Susini che si potevano reperire, dopo la morte dello stesso ceroplasta, tramite la sua bottega.
C.Susini, "Sistema linfatico" - Click per ingrandireLa particolarità ed il fascino delle opere del Susini nasceva dalla loro ambigua collocazione tra le categorie dell’arte e della scienza. L’artista, da una parte, si sforzava di rappresentare nel modo più realistico possibile le ultime scoperte della scienza anatomica, indulgendo dall’altra nella ricerca edonistica di una bellezza sensuale e decadente, in piena sintonia con le tendenze protoromantiche del momento. Questa duplicità latente si riconosce nei giudizi dell’epoca: Adolph Murray, professore di Anatomia all’Università di Uppsala, in visita alla Specola nel 1780, elogiò l’esattezza dei preparati del Susini ed allo stesso tempo Antonio Canova, famoso scultore neoclassico, sottolineò il talento artistico del suo operato. Le cere del Susini entusiasmarono sia il chirurgo che l’artista entrando così in una sorta di limen difficilmente scindibile.
La stessa vita del ceroplasta fiorentino si divise infatti tra l’officina della Specola e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ove insegnò dal 1799 disegno dal vero con l’incarico di Professore di nudo. Una carriera fortunata quella di Susini che lo portò a lavorare, tra gli altri, per il dottor Francesco Boi, che gli commissionò molti preparati spediti a Cagliari tra il 1803 e il 1805. Il celebre anatomico Paolo Mascagni, studioso del sistema linfatico, gli fece realizzare in cera le numerose scoperte frutto della propria ricerca.
Nei Musei felsinei sono conservate numerose opere del ceroplasta fiorentino. Un primo lotto fu il gruppo di cere della collezione di Lord Cowper, acquistate assieme all’intero apparato scientifico nel 1789 dal Cardinale Gioannetti per l’Istituto delle Scienze. Tra queste arrivò a Bologna solo la “Statua di donna giacente”, detta Venerina, il cui tronco è formato da più parti amovibili raffiguranti gli organi interni, che tanto contribuì alla definizione di un nuovo linguaggio plastico-anatomico. La Venerina è attualmente esposta nelle camere anatomiche dell’Accademia delle Scienze in Palazzo Poggi. Un secondo gruppo di opere di Susini, costituito dal sistema linfatico e da alcune cere dimostranti l’apparato dell’udito, dell’equilibrio e della vista, fu acquistato per Bologna dal prof. Alessandro Moreschi a partire dal 1810.
La differenza tra le cere bolognesi e quelle del Susini consisteva nella struttura portante: le preparazioni bolognesi erano modellate a partire dallo scheletro naturale, mentre il ceroplasta fiorentino utilizzava solamente la cera rinforzata da sostegni in ferro. L’uso di stampi poi, estranei allo stile felsineo, permise una grande diffusione dei preparati con minor dispendio di energie e di tempo.
Dopo la scomparsa di Clemente Susini avvenuta nel 1814, l’officina del Museo della Specola tramite i più valenti allievi del maestro, tra cui Francesco e Carlo Calenzuoli e Luigi Calamai, continuò con minor successo a divulgare le sue opere.
 
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C.Susini, “Apparato della vista”